1968 quando,
– ancora meno che ventenne (anch’io ho avuto 20 anni, non sono “nato vecchio”),
– da “figlio dei fiori” (eravamo quelli che gridavano: non fate la guerra, fate l’amore … mettete dei fior nei vostri cannoni …)
– nell’epoca della Contestazione Giovanile e del Concilio Vaticano 2° (La Chiesa nel mondo contemporaneo) contestavamo ed urlavamo manifestando la nostra rabbia davanti alle palesi ingiustizie:
– portando i capelli biondi, lunghi alla Nazzareno contestando quelli cortissimi dei militari;
– indossando bracciali di ferro e rame, anziché d’oro e d’ argento…. in Jeans e stracci colorati al posto delle pellicce …
Fino a quando il Sistema, che contestavamo, ha reso tutto questo (capelloni, bracciali, ecc.) una “moda”, svuotandoli così dei loro significati e condannandoli a morire come qualsiasi moda…

La mia storia, con altre esperienze di vita, mi ha insegnato che la migliore contestazione non è l’”urlare”, bensì è l’avere e rendere concreta una “proposta alternativa” a ciò che si sta contestando; qualsiasi cosa sia ciò che si contesta. Non si deve distruggere ma costruire un’alternativa che sia un possibile “modello”.

La mia vita è fatta da tante di queste “contestazioni” ed il “Progetto-Sololo” che mi coinvolge oggi, esprime una “proposta alternativa” che vuol porre l’Uomo (quello con la U maiuscola) davanti e non dopo la “logica del profitto” del “capitalismo senza regole”. (capitalismo che deve esistere poiché  occorre realisticamente fare i conti con gli egoismi dell’uomo (u minuscola) ma deve avere anche delle regole inderogabili. Prima fra tutte: l’Uomo (con la U maiuscola) è prioritario e davanti a tutto; sempre! Ma questo è già un altro discorso …

Il “Progetto-Sololo”: … “è parte della nostra contestazione che continua come proposta alternativa

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