ho rcevuto:

… Per caso… Su Rai 3…al Kilimangiaro. Sembra un tipo veramente in gamba… Chissà come i genitori saranno orgogliosi di lui…

ho risposto:

Bhe, che io sappia, di gambe ne ha due. Certo che sono orgoglioso di come imposta la sua vita, anche se, grazie a Dio, siamo molto diversi per certi aspetti. Anche nella cooperazione; lui fà il professionista ed io il volontario. Due posizioni diverse come il giorno dalla notte.

Non per le motivazioni, che sono identiche in entrambi i casi, ma per i metodi ed i modi di agire. L’indirizzarsi verso grandi numeri di beneficiari, richiede professionalità e standardizzazione; con tutto ciò che ne consegue sia nel bene come nel male. Fare il volontario, ci si rivolge a piccoli numeri di persone ma delle quali si conoscono molto meglio i bisogni individuali. Non si lavora in base a standard, ma si personalizzano gli interventi a misura dei bisogni quotidiani dei beneficiari.

Sono due agire che dovrebbero viaggiare appaiati, nel reciproco riconoscimento e rispetto dei ruoli. Purtroppo questo ancora non avviene e così sono ancora pochi i veri professionisti che sanno ascoltare ed interfacciarsi con i volontari, realizzando in questo modo, a mio parere, qualcosa in più specie nella componente umanitaria che viene percepita e vissuta. Queste persone sanno trovare la giusta empatia con il beneficiario. Non è cosa da tutti, propio perchè occorre preparazione tecnica ed esperienza, con forti e valide scelte personali di vita. A. è sicuramente tra questi pochissimi.

Grazie per la tua partecipazione.


 

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