Ciao Enrico,

un altro dei “vecchi amici africanizzati” ci ha lasciato. Uomo di poche parole ma dal grande cuore; che lo ha portato a realizzare tante belle cose. Anche negli ultimi giorni non si è smentito. Rientrato in Italia da poco più di un mese, si è sottoposto agli accertamenti dal triste responso. Ancora una volta, più che a sé, ha pensato a chi sarebbe rimasto senza di lui ed ha provveduto a sistemare ogni atto burocratico prima di ritirarsi con i suoi affetti più cari …Come silenziosamente ha speso le ultime decine degli anni della sua vita per l’Africa, così silenziosamente se ne è andato; quasi a non voler disturbare oltre.

Parlare e raccontare di lui e della sua vita, richiederebbe certo più di un libro. Io l’ho conosciuto da lunga data; in Italia sul lavoro in ospedale e nell’Alba Robbiate dove formava giovani con l’attività sportiva. Poi quando, per la sua prima volta in Africa, ha lavorato nella realizzazione dell’ospedale di Laisamis. Cambiava con disinvoltura i ruoli secondo necessità, passando da tecnico radiologo a “magut” manovale muratore.

Tuttavia non credo che lui gradirebbe che lo si ponesse troppo al centro delle attenzioni. Uomo semplice e buono, uomo giusto, uomo generoso, … un vero Uomo che, in umiltà, è stato ed è di esempio a tanti.

Allora nel silenzio, posso solo camminargli affianco e così mi accorgo che, silenziosi, siamo in tanti a farlo. Siamo tutti quelli che hanno provato con i fatti, e coerenti continuano a farlo anche sulle sue orme, ad aiutare i fratelli africani a casa loro ed ovunque essi siano ora.

Enrico, ciao; non vogliamo “disturbarti oltre” visto che lì, dove ora sei, avrai già trovato da sostenere qualche altro fratello di colore arrivato un pò prima di te … Buon lavoro, amico nostro. Ciao


20-08-2018

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