Che bello! Che bello! Che bello! Svegliarsi al frastuono assordante dello scrosciare violento della pioggia sul tetto di lamiera. Significa che il bacino di raccolta finalmente inizia a riempirsi e concederà ancora una volta la vita fino alle prossime piogge. Significa che avremo acqua per continuare a coltivare, alimentando così i nostri bambini e il mercato locale con agrumi e verdure che introducono vitamine, ribaltando la consueta dieta a base di mais, polenta … sbilanciata sui carboidrati.

Nasce da dentro, spontaneo un grazie misto alla preghiera che questa musica continui il più possibile. Tuttavia è immediato anche il collegamento con il pensiero delle capanne che si sciolgono sotto la violenza di queste piogge; alle persone che le abitano. Ora si stanno svegliando sotto la doccia, dopo aver passato la notte a terra sulla pelle di bovino che il terreno, divenuto fango, sta inglobando.

E’ inevitabile che dal letto calduccio, protetto dalla zanzariera e immerso nella gioia di quel suono acqua/lamiera,
ti chiedi: loro come faranno? Quindi il rapido esame di coscienza che non può che assolverti: ho fatto tutto quello che potevo ? Penso di sì, abbiamo distribuito fogli di plastica a chiudere le perdite dei tetti, materassi e coperte … Ma le capanne? No, solo pochissime sono state riparate e/o rinnovate. Perché? Perché non avevamo e non abbiamo i soldi per poterlo fare.

Buon riposo, quello del giusto, a tutti quelli che vorrebbero aiutarci e non possono.

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