Erano quasi le 17,30 quando è arrivato a casa mia. Un’ora insolita per un anziano che si reca a fare una visita non programmata. Il suo sguardo preoccupato, di chi ha qualcosa da chiedere ma teme il farlo, contrastava con la camicia che appariva indubbiamente indossata da poco.
Mi ha fatto piacere incontrarlo, dopo tanti anni che non ci si vedeva.
Dopo i saluti di rito, è stato lui ad andare subito al sodo dell’argomento che gli premeva.
– vedi, mi dice, quando un borana ha bisogno di aiuto cerca e va a sedersi sotto l’ombra di una acacia ombrellifera. Così ora io sono seduto qui sotto la tua ombra.
– Ok, ma non so proprio se riuscirò ad aiutarti.
– Non ha importanza ciò che potrai fare; tu sei un amico, ora, devi solo ascoltare. Quando saprai, deciderai ciò che potrai.
– Ok ti ascolto, con la testa e con il cuore.
– Questa sera tornando a casa la mia donna mi ha chiesto se le avevo portato qualcosa da darle da cucinare per i due piccolini e per noi. Io non ho più nulla; con questa siccità neppure le capre danno più il latte. Ho indossato la camicia nuova e sono venuto a trovarti per sedere sotto la tua ombra.

Senza pronunciare parole, mi sono alzato e sono poi tornato con alcuni pacchetti di mais, riso, … tutto ciò che, dopo quell’incontro, non avrei mai più potuto mangiare. Ho aggiunto pochi scellini, quanti bastassero a fargli scegliere a lui al mercatino il cibo preferito. Neppure lui ha più parlato. Gli occhi brillavano di felicità. Ci siamo salutati così.
L’incontro ha avuto la durata di pochi minuti, con un’intensità affettiva eterna, per ciò che ci siamo scambiati.

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