Fam-099 (3)_800x600_600x450POVERTA’ SPECIALE

Questa povertà dei beneficiari del “Progetto-Sololo” è “speciale” poiché, oltre ad essere autenticamente tra le peggiori, è “unica” nel crescere restando sempre più “nascosta”.

Il travolgente e progressivo sviluppo, in corso nell’area di Sololo, negli ultimi anni ha ribaltato molte abitudini della vecchia tradizione portando a Sololo gente dal sud della nazione; persone operose con le giuste conoscenze.

I locali, isolati da sempre e con una cultura di tipo ripetitivo finalizzato alla sola sopravvivenza, sono rimasti legati alla pastorizia nomadica e per di più con mandrie decimate da siccità che ultimamente si sono susseguite per quattro volte ogni 5 anni (la mandria necessita di 10 per rigenerarsi).

Questa popolazione locale in pratica non ha potere di acquisto nell’economia emergente che stravolge il baratto; quello di quando la capra era l’unica “moneta” di riferimento. I nativi vedono lievitare i prezzi di tutto e sono totalmente indifesi; sono condannati a subire senza possibilità di gestire i nuovi “progetti di sviluppo”; quelli collaudati altrove e portati avanti da organizzazioni a loro estranee. Fam-099 (2)_800x600_600x450

La nazione, giustamente e finalmente, prende possesso e sviluppa l’area con i kenyani che sono in grado di farlo. Questi nuovi arrivi dal sud incrementeranno il reddito dell’area dando risultati “statistici” positivi circa la crescita economica della popolazione. Le statistiche indice del benessere locale, andranno sempre più migliorando in rapporto alla graduale e progressiva scomparsa dei nativi locali, che senza redito efficace andranno lentamente ad estinguersi fuori dalla luce dei riflettori.

Fam-099 (4)_800x600_600x450Questa povertà rischia di passare inosservata all’occhio estraneo, pur essendo tra le peggiori disumanizzanti; difficilmente visibile; estrema e con pochissime vie di salvezza; valide solo se intraprese ora alla luce del: prima l’Uomo piuttosto degli affari.

I nativi locali continueranno ad essere “il popolo dimenticato”, come, per altre ragioni,  furono così chiamati negli anni ’90 dalla commissione per i diritti umani del Kenya.

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