Il mio ruolo di “tutor-coordinatore” del “Progetto-Sololo” stà gradualmente esaurendosi

(ne sono malinconicamente felice)

Questo “pizzone” di riflessioni è alla “base” del perché dell’attuale importante “giro di boa” che stà compiendo il “Progetto-Sololo”.  Ai locali, oltre alla gestione opertiva, viene ora ceduta pressocchè totalmente anche la gestione delle decisioni. 

Premesse

Sono convinto che una partita vada sempre giocata; talvolta bluffando poiché il bluf fa anche lui parte del gioco, ma mai con l’imbroglio che non fà parte del gioco. Mai essere in contraddizione con il fine che si vuole raggiungere; l’imbroglio lo è. Il fine giustifica il mezzo, solo fino a quando il mezzo non è in contraddizione con il fine. Non si porta la Pace con la guerra.

Fam-109_800x480_800x480Si gioca la partita con le carte che sono state servite; anche se si ha in mano il solo due di picche. Tuttavia, se non vengono distribuite le carte diventa impossibile giocare.

Cosicché da qualche tempo mi sembra di non ricevere più le carte per poter giocare ancora la partita.

Intuisco che i locali desiderano giocare da soli e poter dare loro le carte. Credo che abbiano ragione e che si debba piano piano lasciarli fare.

Sono convinto che:

La mia figura di “tutor-coordinatore” del Progetto-Sololo sia arrivata al momento di una “forzata fine”; almeno per due ragioni principali.

  1. Primo, perché lo richiede l’”africanizzazione” che non deve essere intesa come la “copia-carbone del nostro mondo”. Decidano loro i loro obbiettivi; sono a casa loro. Pogetto-Sololo: inizia qui il loro momento; ora sono in grado di farlo.
  2. Secondo, perché non credo si possa ottenere, nel breve tempo in quantità e qualità, più di quanto è già stato raggiunto fino ad ora. Fin qui sono state gettate le basi comuni, ora la crescita a casa loro deve avvenire a loro misura nel rispetto dei loro tempi.

Perché queste convinzioni ?Baraqo Haroba-0429 (2)_800x600_800x600 Baraqo Haroba-0429_450x600_450x600

Con i collaboratori locali, ai livelli che abbiamo portato oggi il Progetto-Sololo”, pare esserci una sorta d’”incomprensione”. Diciamo pure che c’è una “non dichiarata non condivisione” delle nostre visioni di genere “europeo”. Anche le opere di consolidamento di quanto già in atto, come quelle che servono a gettare le basi per i futuri sviluppi sembrano non ricevere un vero assenso. Un primo “si” è seguito poi da una realizzazione dell’opera quasi mai finita nel modo concordato. Non certo per incapacità. Quasi che tutto questo fosse una sorta di ritorno alla “classica difesa” con la loro “arma storica” che è l’intelligenza e la stoica sopportazione.

Perché questi atteggiamenti?

Probabilmente siamo al punto oltre il quale non se la sentono ancora di andare; non sono e non si sentono pronti. Temono, se lo facessero, di non essere poi in grado di gestire loro il tutto e di restarne “vittime”.

Quindi:

aver capito questo meccanismo, fatto dall’implicita richiesta e dal riconoscerla giusta, comporta prevedere che il finale sarà diverso da quanto ipotizzato a priori. Questo non autorizza certo ad abbandonare le leggi della democrazia per “convincere” gli altri pretendendo di avere servite le carte per giocare ad ogni costo ed imponendo il genere di partita.

Dabo Liban-0446 (2)_800x480Quando poi a fare le scelte “diverse” sono proprio i locali, nello spirito di una vera cooperazione, dal mio punto di vista, questo è comunque da considerarsi un successo.

Considero:

  • Che i loro risultati-traguardi saranno necessariamente “africani”. Benissimo, proprio perché qui siamo in Africa! Non siamo in Europa con traguardi da raggiungere di tipo “europeo” come quelli da noi suggeriti fino ad oggi.
  • Arrivati a questo punto del percorso fatto insieme, loro spingono verso i loro traguardi ed io, anche se ancora non ho ben chiaro quali siano, sono contento che lo facciano.
  • “Essere africani” è ora il loro bisogno primario; ci diventeranno proprio passando anche attraverso errori ed insuccessi conseguenti alle loro scelte
  • Questa è la giusta direzione per non avere un’Africa “cartacarbone” dell’occidente così detto “evoluto”; bensì per trovare un sano mix tra i due mondi per raggiungere e costruire finalmente “La loro Africa”.

Diba Bagaja-0403 (2)_360x600_360x600Farsi oggi gradualmente da parte non solo nella gestione pratica bensì anche in quella delle scelte, ritengo sia il modo migliore per aiutarli a trovare la loro nuova e futura identità che gli consenta di evolvere ulteriormente in senso autenticamente “africano”. Considero corretto lasciare costruire il mondo futuro da chi lo dovrà vivere. Sono consapevole che il Progetto Sololo potrà farcela, anche se in un modo “africano”, probabilmente diverso da come l’avrei desiderato io da europeo; e glielo auguro con tutto il cuore.

La codeterminazione lascia spazio alla cooperazione:

Stando seduti uno di fronte all’altro si guarda in direzioni diverse e ognuno vede ciò che l’altro non vede dietro alle proprie spalle. Il futuro è davanti al loro sguardo e dietro alla nostra schiena.  Guardano al loro tempo che sta arrivando che sarà diverso da quello che è stato il nostro che è servito a guidarli fino a qui. Siamo saliti su di  un’altalena e piano piano, mentre noi scendevamo, loro salivano. Non sarò io che dovrò affrontare quel “futuro oramai fuori misura per me”. Io ho fatto la mia parte ieri ed è giusto, nella logica della natura, che io diminuisca perché gli altri possano crescere. Certo che affettivamente-egoisticamente parlando avrei preferito che questo momento arrivasse un po’ più tardi. Fatta la nostra parte, vada come Dio vuole.

“Progetto-Sololo”:

Il Progetto-Sololo è stato sempre, e lo rimane, una “proposta di vita alternativa”.  Proposta da molti incompresa ? Temo proprio di sì; forse più dai bianchi che dai neri. Il denunciare non basta se non è seguito dall’agire. Dalla gente locale è stata compresa fino al punto al quale siamo arrivati ora; punto che, sono certo, è il livello massimo ottenibile da loro in questo momento. Da qui la consapevolezza che è arrivato il tempo di farmi gradualmente da parte, oltre che nelle scelte operative come già fatto da un po’, anche nelle scelte decisionali.Fam-044_800x480_800x480 Fam-118_800x480_800x480

Raccomando:

A tutti consiglio sempre di fare la propria parte nel proprio contesto di vita, agendo in coerenza operativa alle scelte decisionali, che debbono sempre restare aperte al confronto. Pensare globale e agire nel particolare.

Aiutarli ancora:

  • Nelle scelte:
    • camminandogli vicino e, a tempo opportuno, esprimergli il nostro punto di vista, positivo come negativo, come contributo ad una loro autentica libera scelta;
  • Nel concreto quotidiano
    • dandogli le possibilità economiche per vivere, gradualmente riducendosi con il crescere del loro autosostentamento; Pressocchè impossibile allo stato attuale per le ricorrenti carestie.Halake Jarso-0319 (2)_360x600 Abarob Jarso-0432 (2)_360x600 Bahati Jarso-0381 (3)_800x480 Adan Liban-0452 (3)_360x600 Dido Liban-0450_360x600_360x600

Conclusione:

Arriveranno soluzioni e risultati “africani” ? Certo! Ci  piaceranno o no, è giusto che sia così! A Sololo siamo in Africa, a casa loro.


Se anche tu condividi che sia giusto farli stare bene a casa loro,

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