Se si rimane soli a sololo si può anche “scoppiare”

Capisco che sia difficile da capire ma lo è ancor di più da spiegare, il perché si può arrivare a “scoppiare” vivendo da soli a Sololo.

Io sono in decantazione a Nairobi e sto tornando in Italia. Questa è stata una di quelle poche esperienze che mi hanno portato proprio vicino allo “scoppiare” davvero. Me ne sono reso conto. Non chiedo scusa agli amici, poiché io stesso non l’ho voluto bensì subito; ma a loro mando la mia infinita riconoscenza e gratitudine per la sopportazione e la vicinanza, che ancora una volta mi hanno dimostrato con le loro opere e la loro condivisione, comprensione e … sopportazione. Grazie a tutti! Abbraccione.

Vorrei condividere con voi l’esperienza dell’arrivare al limite di “scoppiare”, come è stata questa mia esperienza che sta finendo. Toglietemi ogni aureola di “eroe”, farlo sarebbe falso, sterile e nocivo. Vedete se è possibile estrarre qualcosa di utile a voi per sostenere e aiutare altri.

E’ difficile da spiegare il perché si “scoppia” nel restare soli a Sololo e certo non può farlo chi in quel momento è “scoppiato”. Vanno tenuti presenti tantissimi fattori che agiscono in contemporaneità: -posto isolato con comunicazioni precarie, che aiutano a farti sentire ancor di più solo -progetto delicato, dove una tua decisione può fare una sostanziale differenza tra l’aiutare e l’aggravare chi è ai limiti della sopravvivenza e per di più sai di farlo sentendo la responsabilità di gestire i frutti dei sacrifici di tante altre persone che donano il loro sostegno -abitazione necessariamente condivisa con utili lucertole e ragnetti dal corpo piccolo e lunghe zampette che si nutrono delle zanzare ed altri fastidiosissimi insetti; con pericolosi visitatori occasionali quali: scorpioncini e signori scorpioni; ragni dal grosso corpo e pelose zampe; serpenti: cobra rosso (quello che sputa centrando sempre gli occhi dell’avversario); mamba nero (quello detto anche dei sette passi, ossia quelli che non riesci a fare dopo il suo morso); il pamfada (la ben nota vipera soffiante dalle necrosi colliquative) ed un’altra vipera velenosa, molto simile a quella italiana, che ha la capacità di risalire il muro -ambiente circostante l’abitazione condiviso con innocue, piccole e tenere creature quali scoiattoli e talpe; piccole gazzelle (i dikdik) e grandi gazzelle (i cudu) che vengono a dormire sentendosi, vicino all’uomo, protetti dai predatori; con animali portatori di patologie ed aggressività quindi potenzialmente pericolosi ma sui quali si può avere il sopravvento in caso di discussioni: babuini e Jena. Per ragioni di sicurezza, anche loro vengono a trascorre la notte vicino all’uomo. Una jena è perfino venuta a partorirvi. Ambiente condiviso con animali pericolosi, invincibili in caso di scontro: il leopardo. Tuttavia questi non cercano la lite con l’uomo, se non affamati o provocati, ed è sufficiente la luce della torcia elettrica dei guardiani per farli dignitosamente allontanare -bere acqua piovana che, dopo aver lavato i tetti e ristagnato mesi nelle cisterne di plastica, deve subire un accurato trattamento per la sua potabilizzazione -mangiare limitato in quantità e qualità: pane e pasta fatti in casa e scatolame portato sul posto. In alternativa c’è il cibo usato dalla popolazione locale con gli annessi rischi di zoonosi ed infettivi gravi quali: epatiti, ameba, parassitosi intestinali … ampia e ricca scelta.

Si potrebbe continuare ancora con questo elenco … Tutto ciò comporta una costante tensione interiore. Sono certamente di più i rischi che corriamo nelle nostre realtà di origine. Tuttavia, con quelli ci siamo cresciuti e ci conviviamo mentre questi sono per noi nuovi e in gran parte poco conosciuti. Quindi dobbiamo costantemente sforzarci di pensarli. Questo continuo “pensarci”, più o meno conscio, è ciò che logora. Devi pensarci ogni volta prima di decidere dove mettere i piedi e le mani. Non puoi uscire da una zanzariera e mettere un piede a terra senza aver sempre prima acceso una luce. Luce che poi, con le ombre-mobili che genera, è lei stessa fonte di tanti altri falsi allarmi.

Certo che si può anche non pensarci e conviverci alla “spera in Dio”. Sono di sicuro di più le probabilità che possa andare bene piuttosto dell’opposte. Solo che se queste si realizzano, il  margine per rimediare è estremamente ristretto e le conseguenze sono sempre molto pesanti. Se, invece, va tutto bene, nella beata incoscienza, neppure ci si rende conto di essere stati dei “pirla fortunati”.

Tutto ciò che ho scritto serve a fare capire in modo indiretto quanto grande è l’importanza che il soggetto attribuisce alle proprie motivazioni, anche se non condivise dagli altri, che lo hanno portato ad andare lì e a restare lì. Lui paga in proprio. Non chiede che altri paghino per lui; ma neppure che scarichino su di lui le conseguenze del loro non comprendere o non condividere (razionalmente e/o affettivamente).

Non comprendere e/o non condividere  che sono tipicamente racchiusi nella classica frase detta con superficiale incoscienza: “lo fai perché ti piace”. Questa, al suo orecchio può suonare solo in due modi: “io ho capito nulla, pur nella convinzione di aver capito tutto”; oppure: “incapace a prendere in considerazione le altrui motivazioni, capisco la situazione e ti considero un “sado-masochista”.

Seppur tutto ciò, di norma, avviene senza cattiveria e senza un vero rendersi conto del valore di ciò che si dice, gioca ad affossare ancor di più chi è sul campo. Diventa un ulteriore elemento che spinge a “scoppiare”.

In quel contesto non ci si può permettere di sentirsi soli e sono proprio gli amici, quelli che condividono e comprendono, i pilastri sui quali poter contare. Gli amici-amici sono quelli che sanno di dover trasmettere la loro vicinanza, anche tramite il loro sacrificio ad organizzare e sostenere continue iniziative a favore del progetto stesso. Ma ancor più sanno di dover sopportare anche le reazioni “scortesi” di uno che sta scoppiando o che è già scoppiato sul campo.

Mentre, chi sta scoppiando deve saper rendersi conto che alla comparsa di certi segni, tra cui la citata “scortesia”, deve lasciare subito il campo. In alternativa il danno non sarà solo per lui ma per tutti; amici e beneficiari, finendo così in contraddizione con le stesse motivazioni che sono alla base di tutto.

Conclusione: meditate, meditate gente! Grande verità: ancora oggi non si può andare a Sololo per restarci da soli per periodi medio-lunghi. Organizziamoci bene per il futuro. Abbraccionionioni …


Grazie Pino per questa tua ‘riflessione aperta’…..non sto qui a dirti le cose che penso perchè hai detto di non farlo però ci tengo a dirti che ti capisco e sento il tuo ‘stare poco bene’ o, come lo hai definito tu, il tuo ‘scoppiare’…

Ti dico solo grazie perchè le tue parole mi trasmettono ‘umanità’…quella che spesso dimentichiamo che hanno le persone che fanno cose che ciascuno dovrebbe fare. L’attenzione all’altro.

In questi giorni leggo in face book la frase di Gino Strada che, al di là della fonte, mi fa riflettere un pò…più o meno suona così: ormai ci stupiamo di gesti che dovrebbero essere di ordinaria vita quotidiana.

Già……

Noi come Associazione ci siamo sempre riempiti la bocca con una parola che spesso poi abbiamo tralasciato nelle piccole cose…: ‘la condivisione’.

Ebbene, tu l’hai fatto oggi con noi. Un’umana condivisione. Un regalo prezioso. Grazie!

Buon rientro Pino…ciascuno faccia ‘quello che può’…ma lo faccia però 😉

…ciao!


… xy, mi stupisci sempre e te ne sono molto grato … citi: gesti che dovrebbero essere di ordinaria vita quotidiana … condivisione …Allora voglio condividere anche questo:

“a xy e a voi tutti, comunico che vi voglio un gran bene”. lo dico perchè sono “scoppiato” ? Forse si e forse no … comunque il prodotto non cambia: “vi voglio veramente bene”. Abbraccione.

PS.

Sono a Nairobi e sono in netta ripresa; mangio, bevo, dormo e sono in ottima compagnia con amici di sempre.

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