Non siamo solo noi a dirlo … Emergenza climatica e umanitaria

"La siccità nel Corno d’Africa ha spazzato via tutto: raccolti, animali, case, speranze. Ha reso inabitabili grandi aree del Paese. I bambini sono gravemente malnutriti e rischiano di morire per fame e sete. Fuggendo nel disperato tentativo di sopravvivere, le famiglie vengono accolte nei campi per sfollati, la loro unica possibilità di salvezza". (da “SOS Villaggi dei Bambini”)



 

“Risposta all’emergenza climatica e umanitaria in Kenya”

La presente Call for Proposals è pubblicata sul sito dell’AICS https://trasparenzanairobi.aics.gov.it.

  • Per gli amici che sostengono Cipad con il suo Progetto-Sololo, riportiamo qui, alcuni passaggi del “Proposal” che aiutano a comprendere la realtà del nord Kenia, fotografando la situazione che sta vivendo anche Sololo.
  • Sololo è una sub-contea della Contea di Marsabit che è inclusa tra le Contee ASAL (Arid and Semi-Arid Lands) ossia caratterizzate da un contesto arido o semi-arido.
  • Cipad ad oggi ha le competenze ma NON ha le forze strutturali e di organico per poter gestire la realizzazione di progetti di grande portata come quello qui citato. Anche per questa ragione Cipad sta’ provvedendo a crescere così da essere in grado di farlo in un futuro non troppo lontano.



27 Agosto 2025

L’Agenzia Italiana per la Cooperazione e Sviluppo (AICS) ha pubblicato un nuovo bando di emergenza per migliorare le condizioni di vita e la capacità di risposta agli shock per la popolazione più esposta alla povertà multidimensionale e agli effetti del cambiamento climatico in Kenya.

L’obiettivo specifico è quindi rispondere ai bisogni umanitari e promuovere la resilienza delle comunità vulnerabili rispetto agli effetti degli shock climatici ricorrenti



(omissis)

  1. ORIGINI DELL’INIZIATIVA OGGETTO DELLA PRESENTE CALL FOR PROPOSALS E INTEGRAZIONE DEL PROGRAMMA CON LA STRATEGIA DELLA COOPERAZIONE ITALIANA NEL PAESE

1.1 Origine dell’intervento
Il Kenya è una Nazione dell’Africa orientale con una popolazione di 50,6 milioni di persone. Pur essendo classificato come Paese a reddito medio-basso, il Kenya rappresenta la più importante economia dell’Africa orientale.

La positiva performance del prodotto interno lordo nel tempo non ha tuttavia colmato il divario nella distribuzione della ricchezza tra la popolazione; circa 16 milioni di persone (39% del totale) vivono infatti sotto alla soglia di povertà. Tra le persone in questo segmento, il 7,1% non possiede risorse sufficienti a soddisfare il proprio fabbisogno minimo di cibo.

Indipendente dal governo coloniale inglese dal 1963, il Kenya ha promulgato una nuova Costituzione nel 2010, introducendo la devoluzione dei poteri dalla capitale Nairobi alle Contee, una maggiore indipendenza del potere giudiziario, il bicameralismo e il rafforzamento dei diritti fondamentali dei cittadini quali la libertà di espressione, di partecipazione al processo democratico e positive misure verso la parità di genere.

Da allora, il Kenya ha attuato importanti riforme economiche e strutturali i cui effetti sono riflessi nella crescita economica e nei progressi politici interni ed esterni conseguiti dal Paese.

Ciononostante, la disuguaglianza tra i cittadini in termini di vulnerabilità economica e di esposizione agli shock climatici rimane una sfida aperta per il Paese e l’obiettivo di una crescita inclusiva delle condizioni di vita di tutta la popolazione, individuato nella policy per lo sviluppo nazionale Vision 2030 risulta solo parzialmente raggiunto.

Il profilo topografico del Kenya include altipiani, zone montuose, zone aride e zone semi-aride che rendono il Paese particolarmente esposto agli shock climatici in concomitanza con il cambiamento climatico. Tra questi, le siccità e le esondazioni sono i rischi che si manifestano con maggiore frequenza e impatto: circa 3 milioni di persone in Kenya sono infatti esposte stagionalmente alle conseguenze della siccità e 2 milioni di persone risultano esposte ai rischi di esondazione che connotano i principali fiumi e bacini. 

Evidenze generate nel campo della ricerca indicano la stretta correlazione tra la povertà multidimensionale e la capacità degli individui in questo segmento di popolazione di poter reagire con successo agli effetti degli shock climatici. Le implicazioni della povertà multidimensionale includono infatti ulteriori deprivazioni rispetto al solo reddito, coinvolgendo la sfera della salute, dell’educazione e degli standard di vita. 

Sistemi sociali fragili vengono sistematicamente danneggiati, senza che gli individui abbiano le risorse per ricostruirli, aggravando il ciclo delle povertà e danneggiando l’intero sistema economico nazionale. 

Queste considerazioni risultano più accentuate quando lette attraverso la lente di genere; le donne, le ragazze e le bambine sono colpite in modo sproporzionato dagli shock climatici a causa di disuguaglianze strutturali nell’accesso agli asset produttivi, all’informazione, e ai servizi essenziali, con la conseguente amplificazione del ciclo della povertà multidimensionale.

Tali osservazioni hanno motivato la nascita di un articolato sistema di policy in Kenya che ha come obiettivo l’armonizzazione dei processi di stabilizzazione del cambiamento climatico con quelli di lotta alle povertà multidimensionali. Tuttavia, l’attuazione di tale sistema a livello di comunità vulnerabili risulta ancora parziale. 

La presente iniziativa di emergenza intende dunque supportare l’erogazione di interventi umanitari verso quei segmenti di popolazione più vulnerabili agli effetti degli shock climatici, migliorandone al contempo la resilienza.

1.2 Integrazione del Programma con la strategia della Cooperazione Italiana nel Paese 

La presenza della Cooperazione Italiana in Kenya ha origine nell’Accordo di Cooperazione siglato tra il Governo italiano e il Governo del Kenya nel 1985. Da allora, gli interventi dell’Italia in Kenya sono caratterizzati da programmi bilaterali e multilaterali negli ambiti dello sviluppo economico, dello sviluppo dei sistemi sanitari e idrici, del sistema educativo, del sistema di protezione dell’infanzia, e dello sviluppo del sistema di sicurezza alimentare.

L’incipit delineato nell’Accordo di Cooperazione si è adattato all’evoluzione del contesto della cooperazione nel tempo, e ai relativi documenti programmatici definiti dal Governo italiano. 

La presente iniziativa è dunque allineata agli ambiti circoscritti nel Documento Triennale di Programmazione e Indirizzo (DTPI) 2024-20267; tale documento identifica il Kenya tra i paesi prioritari di intervento per la Cooperazione Italiana e sottolinea l’importanza di sviluppare interventi che abbiano come obiettivo l’attuazione di soluzioni condivise alle sfide comune nella regione dell’Africa orientale, a partire dal cambiamento climatico e dalla sicurezza alimentare.

(omissis)

  1. QUADRO GENERALE E STRATEGICO DELL’INIZIATIVA DI EMERGENZA OGGETTO DELLA PRESENTE CALL FOR PROPOSALS (AID 12999/01/0)

2.1 Contesto nazionale e regionale

L’indice ND-GAIN (Notre Dame Global Adaptation Initiative26) classifica 181 paesi utilizzando un punteggio che considera la vulnerabilità di una nazione rispetto ai cambiamenti climatici e ad altre sfide globali, nonché l’inclinazione dei paesi nel migliorare la propria resilienza.

A causa di una combinazione di fattori politici, geografici e sociali, il Kenya è riconosciuto come altamente vulnerabile agli impatti dei cambiamenti climatici, classificandosi nella valutazione dell’ND-GAIN del 2019 alla posizione 152 su 181 paesi considerati.

Tale profilo è ulteriormente confermato dall’analisi dell’INFORM Global Risk Index del 202527 che attribuisce al Kenya una valutazione di “rischio elevato” e un punteggio complessivo di 6 su 10 punti, sul quale gravano i pesi attributi, a titolo di esempio, alla povertà multidimensionale, alla presenza della popolazione rifugiata, al potenziale per nuovi conflitti, alla limitata sicurezza alimentare e al sistema sanitario.

L’INFORM Risk indica inoltre che il Kenya è esposto a un grave peggioramento del contesto della sicurezza interna a causa di conflitti che potrebbero conseguire alla crisi climatica, all’instabilità socioeconomica e alla competizione per l’accesso alle risorse naturali.

La principale strategia per lo sviluppo nazionale in Kenya negli ultimi 15 anni è rappresentata dalla policy Vision 203028. Questo documento indica l’obiettivo del Governo del Kenya di elevare gli standard di vita della popolazione alla soglia del medio-reddito entro il 2030.

Strutturato su tre pilastri tematici (pilastro economico, sociale e politico), il documento dedica particolare attenzione allo sviluppo delle Contee ASAL (Arid and Semi-Arid Lands), caratterizzate da un contesto arido o semi-arido.

Le Contee ASAL occupano l’89% del territorio nazionale e ospitando il 36% della popolazione del Paese. Secondo una suddivisione per parametri di percentuale di aridità del terreno, vengono categorizzate come aride le Contee di Turkana, Samburu, Isiolo, Marsabit, Mandera, Wajir,

Garissa e Tana River (aridità compresa tra l’85-100%); le Contee semi-aride vengono invece suddivise tra quelle con aridità compresa tra il 30-84% (West Pokot, Baringo, Laikipia, Meru, Tharaka, Embu, Mwingi, Machakos, Makweni, Kitui, Kajado, Kilifi, Kwale e Taita Taveta) e quelle con aridità tra il 10-29% (Homa Bay, Narok, Elgeyo Marakwet, Nyeri, Kiambu e Lamu)29.

Le Contee aride nella regione nord del Paese sono accomunate da una storia di prolungato isolamento instaurata dal governo coloniale e protrattasi fino al promulgamento della nuova Costituzione nel 2010.

Le Contee aride si distinguono inoltre dalle Contee semi-aride per la bassa densità di popolazione (a titolo di esempio 1, 2 persone per Km2 in alcune aree del Turkana e del Marsabit, contro 358 persone per Km2 nella Contea di Kilifi) e per la predominanza del sistema economico basato sulla pastorizia, con una limitata e sporadica presenza di attività agricole svolte in prevalenza su scala domestica.

Il modello di pastorizia condotto nelle Contee aride e in alcune delle Contee semi aride è basato sul nomadismo delle mandrie attraverso i pascoli stagionali. L’accesso a tali pascoli è regolato da precise consuetudini comunitarie definite nel tempo al fine ultimo di gestire la disponibilità di cibo e punti di abbeveramento per le mandrie. Nel quadro delle ricorrenti siccità, la gestione dei pascoli diviene un elemento di conflitto tra diverse comunità di pastori.

Nelle ASAL le precipitazioni avvengono mediamente due volte all’anno, secondo un’alternanza tra la stagione delle “grandi piogge” tra marzo e maggio (altrimenti denominate MAM – March, April, May rains) e la stagione delle “piccole piogge” ottobre e dicembre (altrimenti denominate OND – October, November, December rains).

A prescindere dagli shock climatici, la limitata quantità di precipitazioni che caratterizza il contesto determina il manifestarsi di episodi di siccità tra le due stagioni stesse; questa condizione concorre a una storicità di rilievi stagionali elaborati dall’Integrated Food Security Classification Index (IPC)31 in cui le ASAL aride risultano classificate in stadi pari o superiori al livello di classificazione di “crisi”.

A titolo di esempio, la mancata regolarità nella frequenza stagionale delle precipitazioni MAM o OND ha causato condizioni di bisogno umanitario tali da giustificare la dichiarazione dello stato di emergenza da parte del Governo del Kenya per le stagioni 2008/2009, 2010/2011, 2016/2017 e 2021/2022.

Con una frequenza in crescita, ai periodi di siccità seguono eventi pluviali catastrofici; tali eventi hanno coinvolto 43 Contee su 47 nel 202432. Secondo il National Disaster Operations Centre del Governo del Kenya, le alluvioni del 2024 hanno causato lo sfollamento di 300.000 persone dalle proprie abitazioni e causato limiti nell’accesso scolastico per oltre 350.000 studenti. Oltre allo stress già generato dalla siccità sui sistemi economici e di sicurezza alimentare, le alluvioni hanno causato gravi eventi epidemiologi quali il colera. Tali sfide nella salute pubblica si sommano alla routine di risposta che il Ministero della Sanità affronta per gestire le sfide poste dalle malattie comunicabili e non comunicabili presenti nel paese.

Le proiezioni IPC Acute Food Insecurity (IPC-AFI)36 del 21 marzo 2025 rispetto alla gravità dell’insicurezza alimentare per il periodo marzo – giugno 2025 collocano circa 2.5 milioni di persone nella fase 3 – “crisi” della scala IPC e circa 291.000 nella fase 4 – “crisi umanitaria”. Tali proiezioni coinvolgono le Contee di Baringo, Turkana, Samburu, Marsabit, Isiolo, Meru, Tana River,

(omissis)

Il 62% dei bambini e il 98,5% delle donne in stato di malnutrizione acuta identificato nella proiezione IPC-AMN vive nelle Contee aride, dove il fenomeno della malnutrizione acuta rimane una delle problematiche umanitarie principali da affrontare.

Le contee caratterizzate da una classificazione “severa” o “critica” nelle proiezioni IPC AMN del 21 marzo 2025 sono West Pokot, Turkana, Samburu, Marsabit, Isiolo, Mandera, Wajir, Garissa, Tana River e la parte nord di Baringo (si veda anche mappa 2).

Le attuali classificazioni IPC sono inoltre influenzate dalle scarse precipitazioni registrate durante le “piccole piogge” di fine 2024, con effetti negativi sulla disponibilità delle aree di pascolo, dei punti acqua a cielo aperto, della produzione di latte da parte del bestiame.

Tali circostanze comportano un aumento sia del costo dei beni di prima necessità che della diffusione delle patologie comuni al contesto (oltre alla malnutrizione, le dissenterie e altre patologie legate alla salute pubblica quali gli episodi epidemici).

I valori degli indicatori dell’analisi IPC del 21 marzo 2025 segnalano che il Governo del Kenya e propri partner debbano intervenire al fine di rispondere ai bisogni umanitari della popolazione in fase di crisi, proteggendo al contempo i rischi di perdita degli asset produttivi e colmando il divario riscontrato nel basso indice di consumo di cibo.

I rischi climatici non colpiscono tutte le persone all’interno di una comunità o anche della stessa famiglia allo stesso modo. La distribuzione iniqua dei diritti, delle risorse, del potere e delle norme limita la capacità in particolare delle donne, delle ragazze e delle bambine di agire sui cambiamenti climatici.

La lente di genere è pertanto un approccio critico da utilizzare per comprendere le diverse vulnerabilità ai cambiamenti climatici. Tale considerazione è confermata nella policy Granular Gender and Climate Change Vulnerability Hotspot Mapping for Decision Support del Governo del Kenya.

Attraverso un’analisi degli impatti del cambiamento climatico e delle capacità di adattamento disaggregata per genere e Contee, lo studio indica la più alta esposizione delle donne e delle ragazze agli shock climatici nelle ASAL del nord Kenya.

In linea con il ruolo apicale del Governo del Kenya, la sua presenza periferica e la presenza di una significativa rete di organizzazioni della società civile nazionale, la risposta ai bisogni umanitari considerati dalla presente iniziativa dovrà essere coerente ai requisiti delle policy Kenya Vision 2023,

(omissis)

2.3 Condizioni esterne e rischi

L’INFORM Risk Index aggiornato al 2025 attribuisce al Kenya un giudizio di “rischio elevato” valutato 6 punti su una scala di 10.

L’analisi dei singoli paesi che compongono il punteggio complessivo indica che i punteggi più critici sono stati attribuiti al rischio potenziale di conflitto (7,5/10) e allo stato di vulnerabilità della popolazione (6,7/10). Altri punteggi di rilievo (presenza di infrastrutture, esposizione ai rischi naturali, disponibilità di servizi sanitari etc.), concorrono al giudizio complessivo.

Il Kenya è classificato al diciannovesimo posto dei paesi più esposti al rischio di terrorismo.

Nel 2023, il numero complessivo di vittime nella regione attribuibili alle operazioni di Al-Shabaab è sceso dalle 800 persone del 2022 a 499 (un calo del 38%). Tuttavia, il 14% delle vittime del 2023 sono morte in seguito ad attacchi avvenuti in Kenya, in particolare nelle Contee di Garissa e Wajir e Lamu.

Le operazioni antiterrorismo condotte dal Governo somalo hanno spinto un numero crescente di combattenti di Al-Shabaab a sconfinare in Kenya, complice la scarsa capillarità dei presidi di confine. Questa condizione ha favorito un significativo aumento degli attacchi di matrice terrorista, con 70 vittime registrate nel 2023 (il più alto numero di morti dal 2019).

Il contesto delle ASAL, e in particolare quello delle Contee puramente aride identificabili tra il confine con la Somalia, l’Etiopia, il Sud Sudan e l’Uganda, risulta ancora caratterizzato dall’instabilità causata da una storia di conflitti reiterati nei decenni.

Le radici di questi conflitti risultano complesse, e sfaccettate; includono sia le dinamiche di accesso da parte delle comunità alle scarse risorse naturali (pascoli, punti acqua), sia le dinamiche di accesso al potere esecutivo demandato alle Contee dalla Costituzione del 2010.

La storia delle ASAL del nord è inoltre caratterizzata da diverse fasi in cui le armi da fuoco non denunciate si sono diffuse in modo incontrollato, a partire dal contesto della cosiddetta guerra degli Shifta negli anni ’60.

L’attuale situazione politica in Kenya affonda le sue radici nelle controverse elezioni generali del 2022. Sebbene la fase elettorale sia stata connotata da limitate proteste e violenze, queste si sono riaccese nel 2023, con un numero crescente di manifestazioni e scontri tra cittadini e forze.

Nel giugno 2024, il Kenya è stato teatro di importanti e tragiche proteste a seguito della proposta di introduzione del Finance Bill 2024. Le manifestazioni hanno coinvolto migliaia di giovani scesi in strada per esprimere il proprio dissenso, assaltando e vandalizzando la sede del Parlamento. Tali episodi, e le numerose vittime civili che hanno comportato, mettono in luce la fragilità del Paese, dove il malcontento sociale si traduce sempre più spesso in mobilitazioni di massa e scontri violenti.

(omissis)

La presente Call for Proposals è pubblicata sul sito dell’AICS https://trasparenzanairobi.aics.gov.it