26 ottobre 2026 | Fonte: CIPAD – Sololo, Kenya
- A Sololo sta piovendo e sta scendendo una buona quantità d’acqua. Una notizia positiva per il territorio. L’acqua, qui sempre preziosa, porta una buona notizia. Ma a pochi chilometri, a Moyale, la guerra continua a portare paura, fuga e sofferenza.
- La posizione del CIPAD. Non entriamo nelle dispute politiche o intercomunitarie.
- La nostra parte è quella dei civili, senza distinzioni: aiutare chi è in difficoltà e cercare di ridurre le sofferenze, senza alimentare divisioni.
- Il nostro compito è informare i sostenitori del Progetto-Sololo su quanto accade intorno al CIPAD, attraverso le notizie che riceviamo dal territorio.
La guerra continua. E quella che nei giorni scorsi appariva come una minaccia si sta trasformando in una grave emergenza umanitaria.
Da quattro giorni, secondo le informazioni ricevute, sono in corso violenti scontri a Moyale, sul versante etiope del confine, tra le comunità Borana-Oromo e Gare, originaria della regione somala dell’Etiopia. All’origine del conflitto vi è una disputa territoriale, degenerata in una spirale di violenze dopo l’uccisione di una ragazza di 13 anni. Il suo corpo, secondo le informazioni disponibili, non è ancora stato restituito alla famiglia per la sepoltura.
Gli scontri hanno provocato numerose vittime e costretto migliaia di persone ad abbandonare le proprie case, cercando rifugio in Kenya.
Moyale, un’emergenza umanitaria
Secondo il comunicato diffuso domenica 25 ottobre dal Consiglio degli Anziani Borana, che cita dati di organizzazioni umanitarie tra cui la Croce Rossa keniota, oltre 14.000 persone hanno attraversato il confine.
Più di 10.900 avrebbero trovato riparo in sei campi temporanei, mentre circa 4.000 sarebbero state accolte da famiglie del posto. Si tratta soprattutto di donne, bambini e anziani.
Le necessità sono enormi: cibo, acqua potabile, riparo e assistenza sanitaria. Le famiglie che stanno accogliendo gli sfollati condividono quello che hanno, ma le loro risorse si stanno rapidamente esaurendo. La solidarietà delle comunità locali, per quanto generosa, non può sostituire gli aiuti necessari.
Il Consiglio degli Anziani Borana ha chiesto un potenziamento urgente degli interventi umanitari, rivolgendosi alle autorità keniote, alle organizzazioni internazionali e alle ONG.
Il rischio che la violenza attraversi il confine
La preoccupazione non riguarda soltanto gli effetti diretti della guerra.
Le due comunità sono presenti anche in Kenya e le tensioni stanno alimentando episodi di ritorsione. Secondo le informazioni riportate, alcuni Borana che lavorano nelle contee di Mandera e Wajir sono stati presi di mira: un uomo sarebbe stato ucciso a coltellate e altre persone sarebbero rimaste bloccate nelle stazioni di polizia.
Il Consiglio degli Anziani Borana ha condannato le dichiarazioni attribuite al parlamentare keniota Farah Maalim, giudicate pericolose perché capaci di aggravare le divisioni. Ha chiesto alle autorità di garantire la sicurezza dei civili e ha invitato le comunità interessate a mantenere la calma, evitando ritorsioni contro persone estranee al conflitto.
È un passaggio importante: quando una disputa locale si trasforma in uno scontro tra comunità, il rischio è che anche chi non ha alcuna responsabilità venga coinvolto e paghi un prezzo altissimo.
E Sololo?
- A Sololo la situazione rimane, per quanto ci risulta, calma ma tesa. I beneficiari del progetto CIPAD non corrono al momento pericoli immediati.
- Le conseguenze economiche, però, sono già evidenti. I collegamenti tra Sololo e Moyale sono interrotti e le merci acquistate a Moyale, compresi i generi alimentari, non riescono a raggiungere regolarmente la nostra zona. Le scorte nei negozi si stanno riducendo e il protrarsi del conflitto potrebbe provocare carenze alimentari.
- Per questo abbiamo invitato i nostri fornitori a predisporre per tempo le scorte necessarie per il mese di novembre, così da cercare di garantire la distribuzione degli aiuti ai beneficiari secondo il programma previsto.
- CIPAD desidererebbe contribuire anche all’assistenza delle famiglie sfollate a Moyale. Al momento, tuttavia, non disponiamo delle risorse necessarie per intervenire a favore dei bambini più vulnerabili tra coloro che sono fuggiti.
- Non vogliamo alimentare allarmismi, ma neppure sottovalutare quello che sta accadendo. Continueremo a seguire l’evoluzione della situazione attraverso i nostri referenti locali e a condividere informazioni aggiornate.
La guerra è iniziata oltre il confine, ma le sue conseguenze sono già qui. Migliaia di persone hanno perso la sicurezza di una casa; le famiglie che le accolgono rischiano di restare senza cibo e acqua; anche a Sololo la disponibilità di generi essenziali è minacciata.
In questo momento servono protezione dei civili, aiuti concreti e un impegno comune per fermare le violenze. Le divisioni non devono diventare una condanna per intere comunità.
Cresce la preoccupazione per le tensioni oltre confine
La preoccupazione per il rischio di un’estensione delle tensioni al Kenya trova riscontro anche nelle prese di posizione dei rappresentanti locali.
In una dichiarazione pubblica, Halkano Sora Rare, consigliere del distretto di Obbu, nella contea di Marsabit, ha condannato le affermazioni attribuite al parlamentare Farah Maalim sulla presunta appartenenza di Moyale alla Somalia, giudicandole pericolose in una fase già segnata da violenze e perdite di vite umane.
Rare ha chiesto il ritiro delle dichiarazioni, sollecitato l’intervento delle autorità competenti e invitato anziani, giovani e leader religiosi delle comunità Borana e Garre a non lasciarsi trascinare in ulteriori contrapposizioni.
Al di là delle polemiche politiche, il messaggio più importante è quello rivolto alle comunità: non trasformare un conflitto in una spirale di ritorsioni. La convivenza tra popolazioni diverse, costruita nel corso delle generazioni, non deve essere sacrificata alle provocazioni.
Per chi vive a Sololo e nelle zone di confine, la priorità resta proteggere le persone, garantire gli approvvigionamenti essenziali e impedire che la crisi umanitaria diventi anche una crisi di sicurezza più ampia.


