- Il vento al mattino porta polvere negli occhi. La sabbia entra nei polmoni. Ogni respiro è un ricordarti che qui non puoi sbagliare.
- Cammino tra le capanne. I bambini ridono e corrono, ignari del rischio. Una donna canta mentre porta acqua. Sembra normale. Non lo è. Ogni gesto può avere conseguenze. Ogni passo sbagliato può uccidere.
- Un ragazzo è seduto vicino al pozzo. Le mani tremano, lo sguardo basso. Non dice nulla. Capisco subito: non posso avere fretta. Non posso alzare la voce. Non posso sbagliare. Qui non esistono mezze misure.
Lo osservo, misuro ogni parola. Decido come avvicinarmi.
- Se intervengo male, peggioro tutto. Se non intervengo, posso perdere qualcosa di irreparabile. È un equilibrio instabile, come camminare su vetro rotto.
- Il sole sale. La polvere si mescola all’odore di terra secca. I bambini continuano a correre, ridere, urlare. Malattie invisibili avanzano silenziose, e io penso a quanti corpi fragili sono affidati alla mia presenza, al mio giudizio, alle mie mani.
- Non sempre faccio la scelta giusta. Il dubbio mi pesa come una zavorra. Il rimorso si attacca ai muscoli. La stanchezza mi schiaccia. Ma non c’è alternativa: fare o non fare. Non c’è lusso per l’indecisione.
- La sera arriva. Il villaggio si ferma per un istante, come se trattenesse il respiro. Mi siedo. Il cielo è rosso e viola. Non c’è gloria. Non ci sono premi. Solo la necessità di essere presente, di agire, di rischiare.
Ogni gesto concreto è coraggio. Ogni parola scelta pesa. Ogni sguardo condiviso è fragile, ma reale.
- Il cristianesimo qui non è predica. È metodo: agire bene senza garanzie, amare senza ritorno, restare umano in mezzo all’indifferenza.
E io cammino ancora. Per chi non può scegliere. Per chi dipende da me. Per chi non ha voce.
- Misuro la mia inadeguatezza;
- Magari ci fosse qualcun altro più idoneo che scelga di venire qui
- Sfortunati, si debbono accontentare di me
