“Anch’io merito giustizia”

Anch’io merito giustizia 

La sera scendeva lentamente sul villaggio. Il sole spariva dietro la polvere e il vento trascinava foglie e silenzi sulla terra secca.

Abdi, otto anni, sedeva davanti alla capanna osservando sua madre mescolare l’acqua nella pentola. La guardava ogni sera, come se da quel gesto potesse nascere un miracolo.

Ma nella pentola c’era poco. Troppo poco.

Abdi sapeva che sua sorella aveva pianto tutto il giorno per la fame, che il raccolto era andato male e che il pozzo si stava prosciugando. Sapeva anche una cosa che nessun bambino dovrebbe sapere: la fame non è solo un vuoto nello stomaco, è una domanda senza risposta.

Perché alcuni hanno troppo e altri così poco?

Quella sera, guardando le stelle, chiese alla madre: «Dio ascolta i bambini?»

«Sì», rispose lei. «Forse più degli adulti.»

Dopo qualche minuto di silenzio, Abdi disse piano:

«Allora racconterò tutto a Dio.»

«Cosa gli racconterai?»

«Che Fatuma piange perché ha fame. Che il pozzo è quasi vuoto. Che a volte mangiamo una sola volta al giorno. E che noi non abbiamo fatto niente di male.»

Poi aggiunse: «Gli chiederò se il mondo si è dimenticato di noi.»

La madre sentì gli occhi riempirsi di lacrime. Non erano parole di vendetta, ma di giustizia. La giustizia di chi soffre senza colpa e continua a sperare. Le stelle brillavano lontane nel cielo.

E quando un bambino affamato dice: «Racconterò tutto a Dio», non lancia una minaccia. Affida al cielo una richiesta semplice e antica:

«Guardatemi. Esisto anch’io. E anch’io merito giustizia.»



(… se puoi e se credi, puoi attivare un SaD …)