L’incontro
Mi ha avvicinato un anziano, dignitoso. Dopo i saluti, ha cominciato a parlarmi in borana, l’unica lingua che conosceva. Un po’ sconcertato, sono rimasto in silenzio ad ascoltarlo. Poi gli ho detto che non potevo capire.
Mi guardava incredulo, come se fosse impossibile. Nei suoi occhi c’era un grande punto interrogativo, aspettando una risposta al suo lungo discorso.Le sue mani ossute tremavano leggermente, intrecciate davanti al petto, e il pollice sfiorava nervosamente il bastone consumato.
L’ho portato nel piccolo negozio di alimentari vicino, dove il proprietario parlava inglese.
Il sole picchiava sulla polvere rossa del cortile. Ogni granello che si sollevava danzava nell’aria calda, mescolandosi all’odore di farina e spezie del negozio. Il vecchio camminava lentamente, con passi leggeri, il sacchetto di plastica piegato tra le mani come se fosse fragile quanto lui.
Finalmente abbiamo capito il suo problema. L’amico negoziante ha confezionato una piccola spesa secondo i loro usi e costumi, per celebrare la festività. Il vecchio toccava ogni articolo prima di riporlo nel sacchetto, con gesti attenti e misurati, come a benedire il cibo per la famiglia. Il suo sorriso era un lampo fragile, dignitoso, che il caldo e la fatica non riuscivano a cancellare.
Si è allontanato ciondolando sotto il sole, le ossa che scricchiolavano ad ogni passo. Il sacchetto ondeggiava, i rumori della strada e i richiami dei bambini si mescolavano al suo lento procedere.
Mi aveva raccontato tutta la sua vita e la miseria sopraggiunta con l’ultima siccità. Non chiedeva nulla, ma il punto interrogativo nei suoi occhi parlava chiaro. L’amico negoziante confermava ogni dettaglio: una storia simile a quella di molti altri rimasti senza bestiame.
Durante il giorno di festa, quell’immagine mi tornava in mente: immaginavo il vecchio arrivare alla capanna, chiamare i familiari, e celebrare felice quella ricorrenza.
Solo sette giorni dopo, ho appreso che era morto. Una banale malattia gli è bastata, 48 ore, dove l’acqua scarseggia.
Mi ha lasciato depositario della storia della sua vita. Una vita trascorsa qui, noi diremmo, all’inferno. La sua morte non fa notizia. Neanche qui. Il morto non viene più citato; non si parla più di lui. Anche questo è un modo per difendersi.
Uno sconosciuto incrocia una sola volta la tua vita. Ti appare insignificante, eppure può regalarti qualcosa di grande. A me ha lasciato serenità. Ripenso a lui nella sua capanna, a festeggiare quel che sarebbe stata la sua ultima festa.
E ogni volta, sento di aver ricevuto più di quanto avrei potuto immaginare.
Il vecchio del mercato
In quel misero mercato, fatto di piccole bancarelle con due o tre carote e qualche pomodoro, quasi un gioco delle bambole, un vecchio si aggirava appoggiato a un bastone, sostenendo l’ombra di se stesso rimasto pelle e ossa.
Ho avuto l’impressione che guardasse le piccole arance che stavo comprando e, d’istinto, gliene ho tese un paio. Le ha rifiutate, chiedendo pochi spiccioli per comprarsi un thè.
Quel rifiuto inatteso mi ha infastidito: o le due arance o nulla. Lui ha scelto nulla, dignitosamente, e se n’è andato. Mi sono pentito; era troppo tardi per rimediare.
Quel vecchio continua a tornarmi in mente. Indispettito, mi sono eretto a giudice. In Italia non ho mai rifiutato un’offerta a un anziano, anche sapendo che l’avrebbe spesa all’osteria. Ho sempre pensato che, raggiunta una certa età, l’anziano abbia diritto a scegliere in totale libertà.
Qui, anziano significa essere riuscito a invecchiare in contesti inimmaginabili per noi: servono attributi straordinari per sopravvivere e arrivare a quell’età.
Se ha rifiutato le arance e chiesto un thè, aveva ragione lui. Io mi sono fatto giudice del suo bene. Con quale diritto? In un luogo che era casa sua? Se aveva bruciori di stomaco? Gastrite. Dell’esofago? Reflusso gastroesofageo. Cancro? Sovente qui è presente in chi mastica tabacco. L’arancia non avrebbe portato che sofferenza. Un cibo a base di mais poteva tamponare l’acidità dei lunghi forzati digiuni.
Mi sento in colpa. Mi pento, chiedendo scusa a lui e al Dio che è anche in lui.


