A proposito delle foto dei bambini malnutriti …

  • Io le evito.
  • Spesso mostrano uno stato di salute talmente mal messo da essere già irreversibile. L’aiuto richiesto, con molta probabilità, non arriverà in tempo a sostenere quel soggetto.
  • Mi appaiono come foto che si tingono di una sfumatura sado-masochistica.
  • Sempre e solo come mia opinione, sembrano voler stimolare nel lettore una sorta di ricatto morale; quasi a colpevolizzarlo, come se lui fosse il responsabile unico e diretto di quelle atroci realtà.
  • Sono foto che necessariamente si rivolgono indiscriminatamente a tutti i lettori, sia a chi è in condizioni di poter far qualcosa, e sceglie di non agire, e sia a chi può fare nulla. Restano così coinvolti anche i lettori che  stanno già facendo il loro possibile in altri settori assistenziali, comunque per combattere quella tremenda povertà, che ha le sue radici nell’ingiustizia e che è la generatrice di quelle condizione estreme e disumane.
  • Il confrontarmi con un messaggio che può essere recepito in modo equivoco, mi fa sentire impotente e sfiduciato davanti a questi problemi. Penso che tutto ciò non sia di conforto e di reale aiuto a qualcuno.
  • Quelle foto sembrano voler ottenere, seppur in buona fede e con nobili scopi, un’immediata “elemosina-buonistica”  basata su di una sorta di ricatto morale portato in modo indiscriminato. Così facendo, il messaggio finalizzato alla ricerca di fondi immediati, sposta involontariamente l’obbiettivo finale dall’”aiutare il bambino” a quello di “ottenere fondi”.
  • Il lettore che si sente colpevolizzato, fugge dall’attenzione, che gli si vorrebbe suscitare, verso le problematiche che sono le vere cause della povertà che è alla base del fenomeno, di cui quelle atroci foto mostrano gli effetti. Può diventare controproducente al bambino stesso poiché genera la fuga e l’abbandono se non addirittura la sua strumentalizzazione.
  • Quelle foto io preferisco lasciarle nel cassetto, pur se sono foto vere e fanno cronaca. Si, forse erano necessarie nel passato per informare e testimoniare la realtà. Oggi quel genere di “cronaca” è già ben nota a tutti; la si potrebbe raccontare in modi diversi.
  • Per esempio, si potrebbero cercare e pubblicare quelle foto di chi provoca l’inizio del percorso che porta alla povertà estrema. Probabilmente vedremmo foto di gente sorridente, con abiti alla moda e con un po’ di “pancetta”.
  • Per spiegarmi meglio, se mostriamo uno scheletro dicendo la verità: “il fumo uccide”, la quota di novità informative contenuta nel messaggio è minima, dato che oggi già tutti conoscono questa informazione. Continuando ad agire così, con buona probabilità, si provocano altri generie di reazioni. Tipo gesti scaramantici, con annessa fuga dall’invito a considerare il problema del fumo. Ancor peggio sarebbe se nel messaggio si insinuasse che il lettore sia anche lui un generatore di scheletri; seppur il fatto ha una certa verità poiché è noto che il fumo passivo uccide. Neppure credo possa essere di aiuto l’aggiungere in tutto ciò un po’ di ironia, come quella vignetta del medico che si rivolge allo “scheletro-fumatore” dicendogli: “se fosse venuto prima …”. In alternativa alla realistica foto dello scheletro, farebbero maggior effetto due polmoni stilizzati come fossero posaceneri semi pieni di cicche di sigarette. Questo potrebbe essere il primo passo per invitare a riflettere sul problema, fornendo una corretta informazione.
  • L’informazione, a riguardo di nuove proposte comportamentali (es. scegli il suggerimento che ti presentiamo e fai qualcosa anche tu …), deve essere chiara, vera e completa al fine di stimolare e di suggerire soluzioni corrette, lasciando sempre al lettore la libertà di accettare o meno il messaggio, senza che vi siano tentativi di forzature inconsce e financo dolorose.
  • Non sono un esperto, tuttavia ritengo che ogni sapere (come per es quello della scienze della comunicazione) debba essere al servizio della persona, nel rispetto sia di chi è rappresentato come di chi riceve l’informazione.
  • Io preferisco mostrare foto di bambini sorridenti, resi felici dal sostegno che altri hanno già potuto dare. Unisco a queste anche le foto che mostrano l’ambiente dove vivono e come vivono quei bambini, così da far diventare oggetto di cronaca l’estrema povertà e la disumana ingiustizia di quelle condizioni.
  • Vorrei così trasformare il messaggio, portato dalle foto dolorose, da “sentiti in colpa e fai subito una elemosina” (che è ciò che provo io vedendo quelle foto) a: se puoi e se vuoi, tu puoi aiutare a cambiare le cose con una tua piccola partecipazione. Ti ringraziamo per l’attenzione che ci hai dato ora e confidiamo nella tua solidale condivisione dei Valori Universali in cui crediamo.
  • Tuttavia temo che oggi la comunicazione, intesa come strumento disponibile per il servizio altruistico, sia un concetto utopistico rimasto nella mente di chi, come me, ragiona da “boomer”; razza in estinzione.